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		<title>Vorrei rinascere gatta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EleniaRizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 12:51:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chi mi legge forse ricorderà che avevo già scritto un articolo sul sonno ispirato dalla lettura di un libro in cui un dottore si convince che dormire tante ore sia una inutile perdita di tempo. Non serve dilungarsi sull’ovvietà, ossia sulla considerazione che il riposo ci sia essenziale per condurre una vita equilibrata. Vorrei però [&#8230;]</p>
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							<p>Chi mi legge forse ricorderà che avevo già scritto un articolo sul sonno ispirato dalla lettura di un libro in cui un dottore si convince che dormire tante ore sia una inutile perdita di tempo.</p><p>Non serve dilungarsi sull’ovvietà, ossia sulla considerazione che il riposo ci sia essenziale per condurre una vita equilibrata.</p><p>Vorrei però sottolineare in quanti modi la mancanza di sonno possa influenzare la quotidianità di una persona.</p><p>Primo: se di notte non dormi, di giorno sei inevitabilmente nervosa.</p><p>Essere paziente rasenta l’utopia, ne sei consapevole e ti ritrovi a combattere l’impulso di ringhiare al posto di parlare.</p><p>Secondo: se di notte non dormi, di giorno sei stanca morta.</p><p>Dove stanca sta per fiacca e svogliata, e significa che portare a compimento il più piccolo compito ti richiede una fatica immane.</p><p>Terzo: se di notte non dormi, di giorno devi comunque abbandonare il letto per condurre una vita che appaia equilibrata.</p><p>Fingere, e impegnarsi nella recita in modo tale da convincere prima di tutti te stessa che in fondo ce la fai. Non sei poi così stanca.</p><p>Sono donna e in quanto tale posso vantare un apprendistato niente male in materia, in fondo faccio lo stesso quando ho il ciclo. Non importa se ho crampi che mi piegano in due dal dolore, si impara a conviverci. In alcuni casi si può rinunciare, evitare, rimandare, ma per lo più ci si rassegna a vivere “nonostante”.</p><p>Vorrei poter dire che si impara ad apprezzare di più le ore di sonno, invece sono il tipo che più dorme e più vorrebbe dormire. Dicono sia un processo familiare a tutti man mano che l’età avanza, difatti si sente spesso raccomandare ai bambini di approfittare della propria infanzia per schiacciare tutti i pisolini possibili, che dopo le cose cambiano. Eppure anche loro, per lo meno alcuni, faticano a dormire.</p><p>Da piccoli si tratta di imparare a farlo, a farlo di notte, a farlo per più ore consecutive, ma ecco che quando finalmente si conquista l’abilità appaiono altre difficoltà. Che sia l’insonnia o il caldo o i rumori molesti o la comparsa in casa di altri bambini, che magari nel frattempo sei cresciuta e diventata madre.</p><p>Quando non ci sono impedimenti di sorta al riposo notturno nemmeno ci si sofferma a pensarci, si tratta di un’attività data spesso per scontato. Un po’ come la capacità di andare in bicicletta, una volta conquistato l’equilibrio le rotelle diventano un ricordo sbiadito dal tempo.</p><p>Io delle due ruote riesco a fare a meno senza grande rammarico, ne ho sempre preferite quattro. Il mio bel soffice cuscino invece ho iniziato a portarmelo anche in vacanza, laddove possibile.</p><p>L’ho detto spesso, ora lo scrivo pure, caso mai l’universo leggesse i miei articoli e preferisse ricevere richieste scritte: se rinasco, vorrei farlo come gatta di casa, che ha sempre la pancia piena e in media dorme tra le 12 e le 16 ore al giorno. Ah, con buona pace del dottor Gregory Dudden, che vita quella da gatto!</p><p>Ci ritroviamo, tra una storia e l’altra. 📚</p>						</div>
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		<title>Leggi che ti passa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EleniaRizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 22:54:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono tornata all&#8217;Ikea dopo diverso tempo e l&#8217;ho trovata cambiata, e non solo nei prezzi levitati. Anche io non sono più la stessa persona ritratta in questa foto, e non solo per i capelli verdi. Però una domanda continua a darmi il tormento. Come si convince una persona a leggere il tuo libro? Scrivere un [&#8230;]</p>
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							<p>Sono tornata all&#8217;Ikea dopo diverso tempo e l&#8217;ho trovata cambiata, e non solo nei prezzi levitati. Anche io non sono più la stessa persona ritratta in questa foto, e non solo per i capelli verdi. Però una domanda continua a darmi il tormento.</p><p>Come si convince una persona a leggere il tuo libro?</p><p>Scrivere un libro è un pensiero che attraversa la mente di molti. Che ci vorrà mai? Pare che chiunque possa riuscirci. Basta guardarsi intorno: è difficile trovare un personaggio televisivo che non abbia il proprio nome sulla copertina di un libro. Un manuale, un romanzo, un’autobiografia. Son sempre libri ben confezionati, pubblicati da case editrici importanti, piazzati in tutte le librerie, sostenuti da campagne promozionali che ne garantiscono la visibilità.</p><p>Fin qui tutto lecito.</p><p>Quello che mi lascia perplessa è che spesso il contenuto di quel libro sembra passare in secondo piano rispetto al nome riportato in copertina. Poi sarà il pubblico dei lettori a decretarne il valore, ma intanto quante bellissime storie restano sconosciute a quello stesso pubblico?</p><p>Per quanto mi riguarda la vera difficoltà non sta nello scrivere un libro, sta nel farsi leggere. Non solo dagli editori, spesso silenziosi, ma da chiunque.</p><p>E questo ci riporta all’odiata domanda: come si convince una persona a leggere il tuo libro?</p><p>Me lo chiedevo al tempo di questa foto e ancora oggi non ho purtroppo illuminazioni da condividere. Però qualcosa sì che è cambiato, e sono io. Da quella foto sono passati anni. Ho continuato a scrivere, così come chi mi ama continua a spronarmi a fare, a pubblicare quando ho potuto e a riempire il computer di nuove storie che aspettano ancora il loro turno.</p><p>Così posso guardarmi indietro e affermare di non avere ancora tutte le risposte, tuttavia ho dalla mia parte la soddisfazione di essermi migliorata come scrittrice. Che solo continuando a provare e perseverando si ottengono risultati. Purtroppo non ho ritrovato questa bellissima scritta tornando all’Ikea, altrimenti avrei potuto replicare la foto reggendo fra le braccia tutti i libri che nel frattempo ho scritto. Alcuni hanno trovato la strada dei lettori, altri sono ancora in attesa di trovarla. Fortuna che di cassetti ne ho comprati (e montati) parecchi in quel negozio e, in attesa del momento propizio, ho spazio a sufficienza per tutti. Nel frattempo continuo a comprare mensole da piazzare in casa per sistemare i libri in crescita libera e a sfruttare scrivania e poltrona per fare quel che più mi piace.</p><p>Sarà per questo che quando ho in mano un libro il sorriso è ancora lo stesso e mi perdo chi mi pone domande manco fossi Rory Gilmore che immersa nella lettura non si accorge di una rissa in corso. Non le è poi andata male, considerando che così facendo è incappata nel suo primo grande amore. Ma sto divagando, forse il punto è perseverare nelle proprie passioni, ossia non convincere qualcuno a leggere il mio libro, bensì scriverlo. Solo così non dovremo mai pentirci del tempo speso a rincorrere i nostri sogni.</p><p>Ps. Attenzione, post scriptum del tutto irrilevante a meno che tu non abbia visto Una mamma per amica e Supernatural.</p><p>Ps. Una vera chance a Jess poteva anche concederla, ma forse non faccio testo visto che perfino come Winchester la mia preferenza va al fratello maggiore di Dean, che per un caso curioso in quella serie si chiama proprio Dean (Jensen Ackles), mentre Jared Padalecki è Sam. L’ho sempre trovato esilarante nella puntata in cui i fratelli capitano negli studios utilizzati per le riprese di Stars Hollow.</p><p>Comunque, ancora oggi non so come convincere qualcuno ad aprire uno dei miei libri.</p><p data-start="3622" data-end="3699">So però che smettere di scrivere non mi avrebbe mai avvicinata alla risposta.</p><p data-start="3704" data-end="3816">E voi? C&#8217;è una passione che avete continuato a coltivare anche quando sembrava non portare da nessuna parte?</p><p data-start="3821" data-end="3868">Ci ritroviamo, tra una storia e l&#8217;altra. 📚</p>						</div>
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		<title>Siepi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EleniaRizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 11:09:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarà capitato anche a voi di constatare come l’arrivo dei figli abbia fatto allontanare taluni amici: diventano neo genitori e di colpo il loro mondo si riduce al proprio piccolo orticello. Che poi uno spostamento dell’attenzione lo considero accettabile, del tutto comprensibile, mentre non condivido la totale concentrazione sul proprio giardino fiorito. Tutte le energie [&#8230;]</p>
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							<p>Sarà capitato anche a voi di constatare come l’arrivo dei figli abbia fatto allontanare taluni amici: diventano neo genitori e di colpo il loro mondo si riduce al proprio piccolo orticello. Che poi uno spostamento dell’attenzione lo considero accettabile, del tutto comprensibile, mentre non condivido la totale concentrazione sul proprio giardino fiorito.</p>
<p>Tutte le energie e tutti i pensieri sono rivolti a quel piccolo orto, come se non ci fosse modo di curarsi di quanto prima magari si definiva importante e che ora è relegato dietro siepi altissime. Le innalzano così tanto che se per errore sbirciano fra le fronde è quasi una sorta di miracolo.</p>
<p>Per lo più procedono nella propria vita tutti immersi nel piccolo grande mondo che hanno creato e focalizzati esclusivamente su quello che accade all’interno, come se fuori da quel giardino tutto il resto avesse perso nitidezza.</p>
<p>Ma coloro che prima definivano amici?</p>
<p>Il tempo passa anche per loro, non solo per chi cresce partendo da zero sotto i vostri occhi.</p>
<p>Sono d’accordo che sia uno spettacolo irripetibile assistervi, e anzi farne attivamente parte, ma c’è soddisfazione anche a gioire delle conquiste di un amico o a stargli accanto durante i momenti difficili. Non si tratta di esperienze in opposizione, possono coesistere nella stessa vita, senza escludersi a vicenda. Anzi, possono rendere l’esistenza più ricca.</p>
<p>Ma occorre concedere spazio agli amici, potare quelle siepi e magari dotarle di un cancello da lasciare aperto per invitarli a entrare. Bisogna convogliare energie in tal senso e non farsi avviluppare dalle radici all’interno del giardino.</p>
<p>Eppure più mi guardo intorno e più vedo sorgere siepi robuste. Ogni tanto qualcuno si affaccia da lì sopra a gettare uno sguardo e un saluto, forse in risposta a una vecchia abitudine, ma subito tornano a isolarsi nel proprio lussureggiante prato fiorito.</p>
<p>Sarà che io il pollice verde non l’ho mai avuto, ma so che mantenere sana una pianta richiede una cura continua e consapevole, così come accade per un rapporto duraturo nel tempo. Spesso invece diamo per scontato che possano sopravvivere da soli al passare del tempo.</p><p>La semina di un terreno fertile equivale ad un meraviglioso inizio, ma non dovrebbe impedire di continuare a coltivare tutto il resto. Si tratta di una scelta quotidiana perché nella cura che impieghiamo per la buona crescita di una piantina siamo davvero i protagonisti.</p>
<p>È lì che possiamo fare la differenza. Scegliendo di farla crescere in armonia con altre piante da cui trarre insegnamenti e giovamento. Le stesse che ci hanno accompagnato prima ancora che nascesse quel primo fiore nel nostro giardino.</p>						</div>
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		<title>Superficialità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EleniaRizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 10:12:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tendiamo a pensare che gli altri ci vedano esattamente come noi vediamo noi stessi. In realtà nessuno riesce a coglierci a tutto tondo: abbiamo troppe sfaccettature. Nel guardare gli altri si risulta superficiali oppure la visuale è viziata in qualche modo dai pregiudizi o dalle emozioni. Nessuno di noi sa essere davvero obiettivo, men che [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tendiamo a pensare che gli altri ci vedano esattamente come noi vediamo noi stessi. In realtà nessuno riesce a coglierci a tutto tondo: abbiamo troppe sfaccettature.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Nel guardare gli altri si risulta superficiali oppure la visuale è viziata in qualche modo dai pregiudizi o dalle emozioni. Nessuno di noi sa essere davvero obiettivo, men che meno col proprio riflesso. E allora chi possiamo affermare di conoscere veramente?</p>

<p class="wp-block-paragraph">Se mettessimo insieme le impressioni della gente come i pezzi di un puzzle potremo ottenere un’idea piuttosto approssimativa della nostra persona. Un ritratto incompleto, appena abbozzato, mancante dei dettagli che ci rendono unici al mondo e che spesso restano nascosti ai più.</p>

<p class="wp-block-paragraph">La persona forte potrebbe scoprirsi fragile al punto da piangere per un messaggio scrittole in malo modo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Quella sempre pronta ad aiutare gli altri potrebbe nascondere motivazioni meno nobili.</p>

<p class="wp-block-paragraph">E quella cordiale con tutti potrebbe convivere con un rancore silenzioso alimentato da una profonda insicurezza.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Troppe volte restiamo scioccati dai gesti o dalle scelte di una persona:</p>

<p class="wp-block-paragraph">“Non me lo sarei mai aspettato.”</p>

<p class="wp-block-paragraph">“Non pensavo che stesse soffrendo.”</p>

<p class="wp-block-paragraph">“Se avessi saputo che era in difficoltà…”</p>

<p class="wp-block-paragraph">Forse il punto è proprio questo: si tratta di imparare a schiudersi. Di superare la paura di venire rifiutati o giudicati.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Ma si tratta anche e soprattutto di ascoltare davvero. Di connettersi, ma con le persone una volta tanto, e di far sentire la propria presenza e vicinanza.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Non serve capire tutto, non serve esserci passati, non serve parlare di sé.</p>

<p class="wp-block-paragraph">A volte basta esserci. Ascoltare. Stringere una mano. Abbracciare. Un piccolo gesto, un pensiero palesato.</p>

<p class="wp-block-paragraph">A volte basta poco per far sentire qualcuno meno solo e incompreso.</p>
<p>Ma bisogna avere voglia di andare oltre l’apparenza.<br />Di approfondire.</p>
<p>Invece tendiamo a generalizzare, a etichettare.<br />Come quando riduciamo una persona al lavoro che svolge.</p>
<p>Identificare qualcuno con la sua professione<br />è un po’ come descriverlo soltanto per il suo aspetto esteriore:<br />limitante e profondamente ingiusto.</p>
<p>Dietro quella mansione c’è una persona.<br />Dietro quel volto c’è un universo.</p>
<p>Fragilità, paure, ricordi, ferite, esperienze, sogni, contraddizioni.</p>
<p>Datemi individui più profondi di un cucchiaino da caffè.</p>
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		<title>Le vite che mi invento al volante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EleniaRizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:16:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A volte mi domando se sono l’unica che trascorre buona parte del tragitto in auto a fantasticare sulla vita degli altri automobilisti.Non tutti quelli che incontro, sia chiaro, ma si dia il caso che io compia un tragitto piuttosto lungo ogni giorno per andare a lavoro e il prezzo del viaggio diventa eccessivo senza un [&#8230;]</p>
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							<p>A volte mi domando se sono l’unica che trascorre buona parte del tragitto in auto a fantasticare sulla vita degli altri automobilisti.<br />Non tutti quelli che incontro, sia chiaro, ma si dia il caso che io compia un tragitto piuttosto lungo ogni giorno per andare a lavoro e il prezzo del viaggio diventa eccessivo senza un po’ di intrattenimento lungo il percorso. Non trovate?<br />Specie ora, visto il rincaro del carburante, ma che ve lo dico a fa?</p><p>Ogni tanto ci pensa la natura a regalarmi qualche sorriso.<br />Il magico incontro mattutino con un cerbiatto fermo sulla soglia di una radura e in procinto di attraversarmi la strada. Per fortuna non lo ha fatto e mi son gustata il momento. <br />L’avvistamento di un cinghiale, questo sì che ha attraversato. In modo convinto e fuori dalle strisce pedonali, ma per fortuna su un rettilineo. Quindi ho avuto tutto il tempo di rallentare fin quasi a fermarmi mentre quello sbucava spavaldo e incurante dagli alberi a sinistra per lanciarsi in quelli a destra, seguito da un paio di amici. Che si sa, a fine giornata le scorribande riescono sempre meglio in compagnia.<br />L’improvvisa apparizione di un gattino che mi ha spinta ad accostare immediatamente. Già mi vedevo eroica salvatrice che dona amore incondizionato ad un altro povero sventurato, e invece ha mantenuto le distanze preferendo scomparire nei boschi. Quest’animo da gattara sempre affamato, motivo per cui è meglio che non rimetta piede in gattile.<br />O ancora lo spettacolo di due eleganti aironi in volo a lato strada… come avrete capito attraverso molte zone verdi dove la fauna non manca. La speranza è sempre quella di avvistarli gli animali, evitando l’incontro ravvicinato se possibile. <br />Ma non si può contare sempre su madre Natura e dunque eccomi a dare un nome agli habitué che percorrono parte del mio tragitto.</p><p>Quello che incontro più spesso è Fuck Theo, il quale deve il soprannome in parte alla sua targa e in parte all’atteggiamento spavaldo con cui sorpassa. Mi ritrovo spesso a seguirne la scia oppure a scuotere la testa bonariamente mentre lo vedo passare, perché non sempre ho la sua stessa energia al mattino. Se entrambi siamo in orario ci incrociamo al primo semaforo che incontro, altrimenti lo raggiungo sui rettilinei, dove lo riconosco dal brio. So esattamente dove è diretto, visto che a un certo punto lo vedo parcheggiare mentre io proseguo nel viaggio. Mi ritrovo a parlare da sola, perché finisco col salutarlo ogni volta che mi capita e col rivolgergli pure qualche battuta. Allo stesso modo in cui contraddico i personaggi della televisione, quando so bene che né Fuck Theo, né tantomeno Jessica Fletcher possono sentirmi.</p><p>Mi dico che non sono pazza, in fondo è un po’ come quando insultiamo gratuitamente gli automobilisti che mancano di darci precedenza, no? In questo so per certo di essere in buona compagnia. Per esempio so che mi capiterà quando nello specchietto retrovisore intravedo sopraggiungere Grande Gaglioffo. Lo incontro sempre quando sono in ritardo, giusto per l’ultimo tratto di strada, intorno alle 8.20, il che mi fa pensare che lui viva vicino al luogo di lavoro. Che si sa, meno strada si ha da fare, più è difficile essere puntuali. Anche io conosco ormai a memoria ogni curva, ma certi sorpassi restano azzardati in mancanza di visibilità. Motivo per cui quando lo scorgo rallento per lasciarlo passare. Altrimenti mi ritrovo a urlargli contro perché immancabilmente mi taglia la strada per passare con il rosso o infilarsi in rotonda senza dar la precedenza. Un pericolo pubblico insomma, ma il soprannome suggeritomi dalla sua targa mi pare più azzeccato.</p><p>E niente. Oggi Fuck Theo mi ha superato davanti casa, mentre raggiungevo a passo svelto l’auto perché come avrete intuito ero in ritardo. Ho scoperto così che, non solo è del mio stesso paese, ma a giudicare dall’aspetto potrei averci azzeccato sul suo anno di nascita. Anche se dubito che la targa della sua auto riporti per caso il mese e l’anno del suo compleanno, mi piace pensare che sia dell’aprile 1961. Mi chiedo se lui mi abbia mai notata come io ho fatto con lui o se più probabilmente è una persona normale che al mattino pensa a guidare per raggiungere la destinazione. Magari un giorno lo incontrerò di persona e potrò parlarci per davvero, ma credo che per me resterà sempre Fuck Theo.</p><p>Ps. Vi lascio con una confessione. Ho mentito. Non esiste a questo mondo che io o qualcun altro possa mai osare contraddire Jessica Fletcher.</p>						</div>
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		<title>La traversata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EleniaRizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 12:49:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È limitata la rosa di emozioni che possiamo scegliere di provare in questa vita. La maggior parte delle esperienze ci toccano in sorte e l’unica certezza che abbiamo è che ci lasceranno qualcosa. Per piacevoli o spiacevoli che siano ci cambieranno perché le emozioni umane possono essere violente, destabilizzanti e totalizzanti. Che l’ignoto ti spaventi [&#8230;]</p>
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							<p>È limitata la rosa di emozioni che possiamo scegliere di provare in questa vita.</p><p>La maggior parte delle esperienze ci toccano in sorte e l’unica certezza che abbiamo è che ci lasceranno qualcosa.</p><p>Per piacevoli o spiacevoli che siano ci cambieranno perché le emozioni umane possono essere violente, destabilizzanti e totalizzanti.</p><p>Che l’ignoto ti spaventi o ti elettrizzi, che tu preferisca immergerti in maniera graduale o tuffarti a bomba,  la traversata sarà comunque qualcosa di unico.</p><p>Ti auguro di godere il più a lungo possibile di qualche faro a darti sicurezza e indicarti la via, ma soprattutto di aver una fame insaziabile a spingerti sempre verso nuovi orizzonti.</p><p>Che può essere sensazionale, in fondo, navigare in questo mare.</p><p>A volte mi lascia perplessa il modo in cui il mio essere asociale si combina con la mia sete di esperienza.</p><p>Ho voglia di uscire e sperimentare, eppure gioisco per le casse automatiche e i depositi di in post che mi evitano qualsiasi contatto umano.</p><p>Poi mi ricordo che sono umana.</p><p>E in quanto tale piena di contraddizioni.</p><p>E forse non spetta a me spiegare il difficile equilibrio che mi permette di andare avanti.</p>						</div>
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		<title>Dietro una vespa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EleniaRizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:48:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si sente dire spesso che chi ci lascia non lo fa per sempre. Che sia perché crediamo in una sorta di aldilà o perché la vediamo in modo spirituale, di solito riguarda convinzioni difficili da dimostrare. Da un punto di vista scientifico, si intende. D’altra parte, se uno ha fede non ha bisogno di prove, [&#8230;]</p>
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							<p>Si sente dire spesso che chi ci lascia non lo fa per sempre. Che sia perché crediamo in una sorta di aldilà o perché la vediamo in modo spirituale, di solito riguarda convinzioni difficili da dimostrare. Da un punto di vista scientifico, si intende. D’altra parte, se uno ha fede non ha bisogno di prove, e ho sempre pensato che i credenti siano piuttosto fortunati sotto questo punto di vista.</p>
<p>E per chi invece incontra più difficoltà a leggere segni o riconoscere disegni in questa baraonda che chiamiamo vita?</p>
<p>Esiste qualcosa di innegabile, comprovato da osservazione ed esperienza, e si tratta delle influenze. Non quelle stagionali, parlo della sfera di influenza di una persona. Spesso ce ne rendiamo conto relativamente tardi, quando quel qualcuno ci ha già lasciati. Oppure risulta evidente fin da subito, tanto a noi quanto ai nostri cari. Ogni tanto sono proprio questi ultimi a notarlo per primi e a sottolinearlo. Quando si dice che chi ci lascia vive ancora in noi è esattamente questo che si intende. Un modo di fare che abbiamo adottato e fatto nostro. Un atteggiamento che ci accomuna. Una maniera di pensare o ragionare che ci spinge a comportarci come farebbero loro. Oppure il semplice interrogarsi in merito, che può spingerci in una direzione o l’altra, a seconda che si voglia seguirne l’esempio o discostarsene.</p>
<p>Considero d’importanza fondamentale tenerne vivo il ricordo, sia rievocando vecchi episodi e confrontando le nostre memorie con gli altri, sia raccontando aneddoti a chi non ha avuto la fortuna di conoscerli. Ho sempre trovato inutile la tendenza a santificare chi non c’è più, mi sembra più corretto e vantaggioso imparare qualcosa dai nostri cari defunti. Un po’ come se fossero gli eroi o gli antieroi di un libro. Abbiamo l’occasione di far tesoro della loro esperienza per scrivere al meglio il sequel e magari, perché no, gettare le basi per una saga niente male.</p>
<p>Ad oggi, proprio oggi, manca solo la targa alla tua vecchia vespa. Non ci resta che provarla. Auguri papà.</p>						</div>
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		<title>Sicurezza da discount</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EleniaRizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 15:35:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa volta ho iniziato a scrivere per un motivo molto semplice: verificare se la mancanza di tempo e ispirazione fossero una mera scusa. Magari sarebbe meglio definirli attenuante, dal momento che in parte spiegano l’assenza di articoli recenti in questi ultimi anni. Badate bene, non settimane, o mesi, ma anni. Che poi, perché mai sento [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="6373" class="elementor elementor-6373">
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							<p>Questa volta ho iniziato a scrivere per un motivo molto semplice: verificare se la mancanza di tempo e ispirazione fossero una mera scusa. Magari sarebbe meglio definirli attenuante, dal momento che in parte spiegano l’assenza di articoli recenti in questi ultimi anni. Badate bene, non settimane, o mesi, ma anni.</p><p>Che poi, perché mai sento la necessità di giustificarmi? Forse perché sono semplicemente fatta così, in fondo tendevo a farlo perfino quando scrivevo il mio diario; non importava quanto tempo fosse trascorso dalle ultime pagine, un commento fortuito circa la mia latitanza trovava sempre modo di sfuggirmi dalla penna. Nessuno mi redarguiva al tempo e ancor meno mi aspetto recriminazioni in questo contesto, eppure ho appena scritto l’equivalente di un’esauriente sinossi per rispondere all’innato impulso a difendere me stessa.</p><p>Mi conosco, so essere rigida e poco indulgente nei miei confronti dunque reagisco traendo forza da una strategia difensiva che mi permette di creare una confidente base di partenza. Serve inoltre a ridurre la pressione delle aspettative legate a un nuovo articolo dopo così tanto tempo trascorso in silenzio. Aspettative di chi? Ma le mie, si intende, sebbene sappia che la pubblicazione dipende unicamente dal mio personale sforzo di memoria per ricordare come funzioni la gestione di un sito web.</p><p>Il nocciolo della questione è sempre lo stesso, già affrontato in passato e mai del tutto spolpato, come un osso di costina cotto male. Perché la carne diventi così morbida da abbandonare la superficie liscia cui era aggrappata dopo un lieve contatto con le labbra serve la cottura lenta. Basta sfiorarla in un dolce bacio, non occorre alcuna violenza per strapparla via, ma questa soddisfazione è nota a pochi fortunati. I più brancolano alla ricerca di un brandello di carne accecati dal fumo di una banale grigliata a cottura diretta.</p><p>L’arte per l’arte. Un assunto che possiede significato solo se siamo noi stessi a fornirgliene uno. Ha senso scrivere se nessuno legge? La risposta è che se qualcuno ne trae giovamento allora sì, perché non farlo? E se quel qualcuno sono io, come la mettiamo? Che nessuno mi vieta di scrivere per me stessa. Scontato, in particolare in quest’epoca, lapalissiano. Eppure sento l’esigenza di giustificarmi.</p><p><img decoding="async" class="wp-image-6399 alignright" src="https://www.eleniarizza.it/wp-content/uploads/2026/03/sicurezza-discount-rizza-elenia-1-scaled-e1773660010614.jpg" alt="" width="257" height="386" /> Perché non si può acquistare un po’ di sicurezza al discount? La vedrei bene nell’angolo delle occasioni, una singola dose di sicumera, racchiusa in una piccola confezione colorata, impilata in quelle fantastiche ceste sempre piene di prodotti variegati dove inevitabilmente si scopre qualcosa di cui si ignorava di aver bisogno. Forse non risolverebbe, finiremmo con l’esagerare comprandone troppa, oppure ci faremmo sfuggire l’occasione aspettando uno sconto maggiore o ancora potremmo regalarla convincendoci sia la scelta preferibile. In fondo non siamo affatto in grado di decidere cosa sia meglio per noi stessi.</p><p>Forse scrivere non fa per me, ma se è così qualcuno dovrà leggere e dissuadermi perché per la prima volta sono più che decisa a spostare il focus: non scrivere perché qualcuno legga e mi dica che ne vale la pena, ma scrivere perché io sono convinta che il gioco vale la candela. E se chi ha occhi e intelletto sceglierà di rivolgere lo sguardo altrove, tanto peggio per lui/lei/loro.</p><p>E dopo questa presa di posizione staremo a vedere se fioccheranno altri articoli o un nuovo romanzo che da un po’ di tempo mi frulla nella testa… io &#8211; e chi, come me, avrà voglia di stare a guardare.</p>						</div>
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		<title>Contraddizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EleniaRizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 06:56:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>https://www.eleniarizza.it/wp-content/uploads/2023/07/Cleo.mp4 Quanto può pesare l’assenza di un gatto in una casa in cui ha vissuto per sedici anni? Pesa talmente tanto che il corpo e la mente soccombono alla contraddizione che incorona vincitrice la seconda. Perché l’amata abitudine spinge il corpo a cercarlo nelle stanze in cui era solito dormire salvo poi essere corretta dalla [&#8230;]</p>
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							<p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">Quanto può pesare l’assenza di un gatto</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">in una casa in cui ha vissuto per sedici anni?</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">Pesa talmente tanto che il corpo e la mente soccombono alla contraddizione</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">che incorona vincitrice la seconda.</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">Perché l’amata abitudine spinge il corpo a cercarlo nelle stanze in cui era solito dormire</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">salvo poi essere corretta dalla mente</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">che gli fa fare dietrofront perché in quelle stanze non c’è più. </span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">Perché perfino gli occhi saettano inconsolabili</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">in cerca di movimenti sulle sedie o sui davanzali</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">ben sapendo che incontreranno solo aria.</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">Pesa quanto il doloroso silenzio che denota la mancanza delle fusa,</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">sottofondo immancabile delle lunghe partite a carte</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">che ora proseguono veloci e senza alcuna invasione di campo. </span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">Solo il nome muore in gola prima di giungere alle labbra</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">perché la voce sa</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">che nessuno giungerà anche se chiamato.</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">E si rassegna a vivere lì, relegato nel pensiero, nello spazio di un ricordo</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">che ancora commuove a distanza di giorni.</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">E vivrà per sempre lì, vivido e quasi palpabile, nell’alveo della memoria dura a morire</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">che lo terrà in vita a dispetto di ciò che la mente sa e non può dimenticare.</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">Ma se a tentare di ingannarla è il cuore,</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">allora sarà lei quella che alla fine dovrà soccombere.</span></p><p class="selectable-text copyable-text iq0m558w g0rxnol2" dir="ltr"><span class="selectable-text copyable-text">O almeno glielo auguro.</span></p>						</div>
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		<title>Cucchiaino da caffè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EleniaRizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 16:50:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Identificare una persona con il lavoro che svolgeè come descriverla unicamente per il suo aspetto esteriore,ossia limitante e profondamente ingiusto.C&#8217;è tutta una persona dietro quella mansione,c&#8217;è tutto un universo dentro quel corpo.Datemi individui più profondi di un cucchiaino da caffé.</p>
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