Le vite che mi invento al volante

A volte mi domando se sono l’unica che trascorre buona parte del tragitto in auto a fantasticare sulla vita degli altri automobilisti.
Non tutti quelli che incontro, sia chiaro, ma si dia il caso che io compia un tragitto piuttosto lungo ogni giorno per andare a lavoro e il prezzo del viaggio diventa eccessivo senza un po’ di intrattenimento lungo il percorso. Non trovate?
Specie ora, visto il rincaro del carburante, ma che ve lo dico a fa?

Ogni tanto ci pensa la natura a regalarmi qualche sorriso.
Il magico incontro mattutino con un cerbiatto fermo sulla soglia di una radura e in procinto di attraversarmi la strada. Per fortuna non lo ha fatto e mi son gustata il momento.
L’avvistamento di un cinghiale, questo sì che ha attraversato. In modo convinto e fuori dalle strisce pedonali, ma per fortuna su un rettilineo. Quindi ho avuto tutto il tempo di rallentare fin quasi a fermarmi mentre quello sbucava spavaldo e incurante dagli alberi a sinistra per lanciarsi in quelli a destra, seguito da un paio di amici. Che si sa, a fine giornata le scorribande riescono sempre meglio in compagnia.
L’improvvisa apparizione di un gattino che mi ha spinta ad accostare immediatamente. Già mi vedevo eroica salvatrice che dona amore incondizionato ad un altro povero sventurato, e invece ha mantenuto le distanze preferendo scomparire nei boschi. Quest’animo da gattara sempre affamato, motivo per cui è meglio che non rimetta piede in gattile.
O ancora lo spettacolo di due eleganti aironi in volo a lato strada… come avrete capito attraverso molte zone verdi dove la fauna non manca. La speranza è sempre quella di avvistarli gli animali, evitando l’incontro ravvicinato se possibile.
Ma non si può contare sempre su madre Natura e dunque eccomi a dare un nome agli habitué che percorrono parte del mio tragitto.

Quello che incontro più spesso è Fuck Theo, il quale deve il soprannome in parte alla sua targa e in parte all’atteggiamento spavaldo con cui sorpassa. Mi ritrovo spesso a seguirne la scia oppure a scuotere la testa bonariamente mentre lo vedo passare, perché non sempre ho la sua stessa energia al mattino. Se entrambi siamo in orario ci incrociamo al primo semaforo che incontro, altrimenti lo raggiungo sui rettilinei, dove lo riconosco dal brio. So esattamente dove è diretto, visto che a un certo punto lo vedo parcheggiare mentre io proseguo nel viaggio. Mi ritrovo a parlare da sola, perché finisco col salutarlo ogni volta che mi capita e col rivolgergli pure qualche battuta. Allo stesso modo in cui contraddico i personaggi della televisione, quando so bene che né Fuck Theo, né tantomeno Jessica Fletcher possono sentirmi.

Mi dico che non sono pazza, in fondo è un po’ come quando insultiamo gratuitamente gli automobilisti che mancano di darci precedenza, no? In questo so per certo di essere in buona compagnia. Per esempio so che mi capiterà quando nello specchietto retrovisore intravedo sopraggiungere Grande Gaglioffo. Lo incontro sempre quando sono in ritardo, giusto per l’ultimo tratto di strada, intorno alle 8.20, il che mi fa pensare che lui viva vicino al luogo di lavoro. Che si sa, meno strada si ha da fare, più è difficile essere puntuali. Anche io conosco ormai a memoria ogni curva, ma certi sorpassi restano azzardati in mancanza di visibilità. Motivo per cui quando lo scorgo rallento per lasciarlo passare. Altrimenti mi ritrovo a urlargli contro perché immancabilmente mi taglia la strada per passare con il rosso o infilarsi in rotonda senza dar la precedenza. Un pericolo pubblico insomma, ma il soprannome suggeritomi dalla sua targa mi pare più azzeccato.

E niente. Oggi Fuck Theo mi ha superato davanti casa, mentre raggiungevo a passo svelto l’auto perché come avrete intuito ero in ritardo. Ho scoperto così che, non solo è del mio stesso paese, ma a giudicare dall’aspetto potrei averci azzeccato sul suo anno di nascita. Anche se dubito che la targa della sua auto riporti per caso il mese e l’anno del suo compleanno, mi piace pensare che sia dell’aprile 1961. Mi chiedo se lui mi abbia mai notata come io ho fatto con lui o se più probabilmente è una persona normale che al mattino pensa a guidare per raggiungere la destinazione. Magari un giorno lo incontrerò di persona e potrò parlarci per davvero, ma credo che per me resterà sempre Fuck Theo.

Ps. Vi lascio con una confessione. Ho mentito. Non esiste a questo mondo che io o qualcun altro possa mai osare contraddire Jessica Fletcher.

Questo articolo ha 8 commenti.

  1. Francesca

    Io alla guida incontro sempre un sacco di polli. Polli fermi ai semafori, polli che guidano con il telefono, polli che passeggiano l’auto a metà carreggiata e a meno fi 30 km orari… ci parlo spesso, mi chiedo quale marca di merendine abbia regalato così tante patenti, li squadro per bene. E li sorpasso con soddisfazione. Ovviamente qualche anno fa non sarebbero stati polli ma ##### …. avere una bimba in auto fa la differenza 🤣

    1. EleniaRizza

      “Polli” è ufficialmente il termine migliore 😂
      E sì… la prospettiva cambia.
      Adesso però sono curiosa: hai un “personaggio fisso” anche tu lungo il tragitto?

      1. Francesca

        Purtroppo no, anche se a ben pensare calcolo spesso il mio ritardo al mattino in base al tratto di strada (nell’ultimo lungo rettilineo prima di arrivare a lavoro) in cui incontro un camion betoniera fumante… avvisto il fumo da lontano, chiudo finestrini e bocchette e inevitabilmente guardo l’ora… e se non lo vedo mi preoccupo 🤣

        1. EleniaRizza

          Mi piace tantissimo questa cosa della betoniera 😂
          È incredibile come certi dettagli casuali diventino punti di riferimento delle nostre giornate. E il fatto che l’assenza del camion ti preoccupi quasi più del ritardo dice tantissimo su quanto ci abituiamo alle piccole routine senza rendercene conto!

  2. Federica

    Qualche anno fa, tutti i giorni, nello stesso incrocio e alla stessa ora incontravo una dolce vecchina in auto. Mi sono sempre interrogata sulla sua identità e ogni tanto ho provato a immaginarmi la sua vita! 😅 è un po’ che non la vedo e con questo articolo me l’hai fatta ricordare!!

    1. EleniaRizza

      Che bella immagine hai tirato fuori 🥹
      Secondo me succede più spesso di quanto pensiamo: persone completamente sconosciute entrano silenziosamente nelle nostre abitudini quotidiane fino a diventare quasi familiari. E poi basta non incontrarle più per accorgersi che, in qualche modo, facevano parte della nostra giornata.

  3. Anna

    Mi autodenuncio, io sono una di quelle che abita vicino al lavoro e fa taaanta difficoltà ad essere puntuale

    1. EleniaRizza

      Secondo me chi abita vicino al lavoro sviluppa inconsciamente la convinzione di avere “tempo infinito” prima di uscire di casa 😂
      Ed è così che quei cinque minuti diventano improvvisamente trenta!

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